Tuffiamoci nello spettacolare groviglio di stradine e vicoletti che orbitano intorno alla Chiesa Madre seicentesca di Ucria, dedicata a San Pietro Apostolo. L’antica Keira (dall’arabo “villaggio”) ha conservato nei secoli le sembianze del borgo medievale abbarbicato sui monti, grato alla natura che ancora oggi, sulle orme del botanico Padre Bernardino da Ucria, custodisce con estremo amore.
Ucria è terra di musei, di funghi, di mulini, degli scalpellini, ma soprattutto terra di chi la ama, anche da oltreoceano. Chiedersi il perché è l’inizio di infiniti viaggi che terminano tutti con la stessa consapevolezza: aver intrecciato il nostro cammino a quello di una comunità orgogliosamente resiliente.
Ricostruire la storia di Ucria è un’operazione estremamente avvincente, che ci induce a partire da molto lontano.
Il ritrovamento negli anni ’50 di un tesoretto monetale risalente al 215 a.C. (in località Orelluso) testimonia il dominio dei Romani, presenti nell’insediamento fin dal 242 a.C. I resti di due torri d’avvistamento, una a nord ed una in località San Giovanni, sono la prova della successiva dominazione araba. Poi fu la volta dei Normanni, che conferirono al territorio l’assetto feudale, sopravvissuto fino ai giorni nostri. Ma la scoperta di numerose schegge di selce avvenuta nei pressi della Rocca di San Marco – un monolite dalla forma di un’onda alta 10 metri, a circa 8km dal centro abitato – negli anni ’60, ha dimostrato come questo territorio ospitasse un’officina litica, e fosse già frequentato dall’uomo del Paleolitico Superiore che vi lavorava la pietra con una certa intensità.
Non c’è da sorprendersi se uno scalpellino ucriese, Antonino Rigoli, sia oggi inserito nel “Libro dei Mestieri, Saperi, Tecniche” del R.E.I.S., il Registro delle Eredita Immateriali Siciliane – Patrimonio dell’UNESCO. La maestria degli artigiani locali, attivissimi in tutto territorio, ci coglie di sorpresa passeggiando per i vicoli più stretti del borgo, adornati da meravigliosi portali d’ingresso, fregi delle balconate e nelle facciate delle case padronali. Tappe obbligate del tour del borgo sono la piccola Chiesa del Carmine e la Chiesa Annunziata.
L’arte degli scalpellini di Ucria fu richiesta soprattutto nel Nuovo Mondo, in particolare negli Stati Uniti, dove si registra un’importante presenza di ucriesi in conseguenza al flusso migratorio avvenuto tra il XIX e il secolo scorso.
Questo legame invisibile ma indissolubile, celebrato il 14 agosto con la Festa dell’Emigrante, sembra quasi materializzarsi nella straordinaria opera “Due Mondi a confronto” del Maestro Nico Nicosia, conservata nella Chiesa del Rosario fiancheggiata dai ruderi della Chiesa della Madonna della Scala, alle pendici del Monte Castello.
Se non ne avessimo abbastanza, in via Francesco Crispi è possibile visitare il Polo Museale che ospita le collezioni del Museo Etnostorico dei Nebrodi “Antonino Gullotti”, il Museo Pedagogico delle Arti e Creatività Giovanile, il Museo Tipologico delle Arti Tradizionali di Sicilia, il Museo della Carta Pesta “Gianpistone”.
In autunno il borgo si ravviva con eventi e ricorrenze che attirano ogni anno migliaia di turisti. Si inizia il 14 settembre con la celebrazione della Festa Patronale del Signore della Pietà: la banda intona le marce trionfali tra il fragore dei mortaretti e il rintocco delle campane della Chiesa Madre, mentre i fedeli acclamano il carro del Cristo Nero che sfila solennemente per le vie paese.
Settembre è anche il mese in cui si organizza la Sagra della Nocciola, regina indiscussa della produzione dolciaria artigianale. Ma il vero primato gastronomico di Ucria è la presenza straordinaria di numerose qualità di funghi. L’ultimo sabato d’ottobre, l’Associazione Micologica Naturalistica “P. Bernardino” organizza l’attesissima Sagra dei Funghi che richiama da ogni dove appassionati e semplici buongustai.
Interagisci con la mappa, seleziona i punti di interesse e ascolta le audioguide dedicate a ogni sito culturale.