Respiriamo a pieni polmoni nel Comune più alto di tutta la Sicilia. Siamo a Floresta, a 1275 metri di altitudine, ma non abbastanza in alto da sentirci meno piccoli al cospetto di sua maestà l’Etna, che sovrasta imponente l’intera vallata. L’aria rende tutto più buono, soprattutto nel mese di “Ottobrando”, la celebre fiera che richiama ogni weekend migliaia di turisti. Da quassù, nelle giornate più terse, si può scorgere il profilo delle isole Eolie e il golfo di Milazzo: che vista mozzafiato! Si ha davvero la sensazione di toccare il cielo con un dito.
Il piccolo borgo da record, incastonato tra le valli del fiume Alcantara e del torrente Mastropotamo (che terminano la loro corsa, rispettivamente, nei mari Ionio e Tirreno), incanta con le sue case in pietra impreziosite da decorazioni floreali e da figure faunistiche, balconi in ferro battuto e mensole scolpite; con le strade acciottolate che celano giardini segreti e fontane zampillanti; con i palazzi nobiliari che svettano e ci inducono a girovagare con il naso all’insù.
Tra Corso Umberto I (il tratto della statale 116 che taglia a metà il borgo) e via Vittorio Emanuele, possiamo ammirare il Palazzo Baronale, Palazzo Crini, il Palazzo Municipale e Palazzo Landro Scalisi.
Il vento della storia ammanta questo territorio e i suoi boschi ne sussurrano l’antichità. Qui la vita è stata da sempre condizionata dal clima appenninico, in passato causa di isolamento nei mesi più rigidi, rendendo queste terre meta esclusiva dei pastori durante la transumanza. Gli antichi ricoveri semicircolari in pietra a secco, noti come cùbburi o tholos, sono ancora oggi attrazioni di un affascinante itinerario.
Sappiamo che il primo insediamento, fondato negli anni della colonizzazione romana in Sicilia (264 a.C.), fu pian piano abbandonato fino a non lasciare traccia nell’Alto Medioevo. Nessuna notizia storica è giunta a noi circa il tetro edificio, mai identificato, in cui leggenda vuole risiedessero prigionieri di guerra e schiavi condannati ad abbattere e trasportare il legname impiegato nella costruzione di navi da guerra e imbarcazioni.
Lo splendido bosco che si estende alle spalle del paese è come se celasse questo affascinante mistero irrisolto.
Dalla via panoramica Giuseppe Garibaldi godremo di una magnifica visuale: sovrastati dalla pineta, avremo Floresta ai nostri piedi e potremo saltare con lo sguardo sui tetti, sul campanile della Chiesa Madre e scivolare sulle pendici del vulcano più alto e attivo d’Europa. Noteremo che l’impianto urbanistico, sviluppatosi a partire dal 1750 intorno alla Chiesa Madre di Sant’Anna, ha la caratteristica forma “a pettine”.
L’origine del borgo risale alla dominazione spagnola, e le chiese sono il lascito del loro fervido cattolicesimo. Nel XIV secolo Floresta diventò feudo di Federico III d’Aragona, Re di Sicilia. Il 1619 rappresentò un momento di svolta per la storia del piccolo centro montano, la cui proprietà passò nelle mani del nobile spagnolo Antonio Quintanas Duegnas, Marchese della Foresta di San Giorgio e Grassetta. La figlia Melchiora, sua erede diretta, sposò Ferdinando de Toledo che risollevò le sorti di Floresta e dei suoi abitanti.
Una passeggiata in villa ci darà modo di riflettere su quanto sembri impossibile che in un’isola come la Sicilia pulsi un cuore che profuma di muschio, illuminato dai raggi del sole che filtrano tra i rami di aceri e querce secolari. Eppure è così, e raggiungendo Contrada Giuffré, a circa 8 km dal centro abitato, la realtà supera ogni aspettativa. Ci immergeremo in un’ambiente estremamente ricco di attrazioni naturali, sentieri, specie arboree e faunistiche, uno straordinario sottobosco: un’esperienza surreale.
Interagisci con la mappa, seleziona i punti di interesse e ascolta le audioguide dedicate a ogni sito culturale.