I Borghi Terrasùli sono incastonati in un paesaggio da sogno, di quelli incorniciati da verdi vallate attraversate da limpidi corsi d’acqua. Sullo sfondo, di tanto in tanto, sbuffa il vulcano più alto d’Europa. Con l’arrivo della primavera le montagne innevate si ricoprono di verdi prati in fiore, a un passo dal mare più bello della Sicilia nordorientale.
Detto così sembra quasi impossibile che un posto del genere esista davvero. Ma se zoomiamo la cartina geografica in corrispondenza del confine orientale del Parco dei Nebrodi, il polmone verde dell’isola, vedremo affiorare i tre piccoli borghi in provincia di Messina.
Ucria, Raccuja e Floresta sorgono sui Nebrodi, i Monti di Dioniso, tra i 650 e 1275 metri d’altitudine, e insieme formano un triangolo immaginario che punta verso l’Etna, il vulcano più alto d’Europa e tra i più attivi al mondo.
La vallata su cui si affacciano a nord è attraversata dalla sorgente del torrente Mastropotamo, dominato da una natura incontaminata, che termina la sua corsa nelle acque cristalline della Costa Saracena, lambita dal Mar Tirreno in cui si specchiano le Sette Sorelle: le Isole Eolie. A sud, a circa 1400 m sulla Serra Baratta, nasce invece il fiume Alcantara noto per le sue Gole, che si tuffa nel mar Ionio dopo un viaggio di 53 km.
I Borghi Terrasùli condividono un passato millenario: indagare sulle origini di questo territorio significa ricostruirne la storia antichissima, spesso avvolta da fascino e mistero. Indizi sparsi rivelano che tra queste montagne l’uomo preistorico lavorava abilmente la pietra.
La presenza delle tholos, le caratteristiche costruzioni in pietra a secco circolari con copertura a cupola diffuse su tutto il territorio, apre scenari estremamente affascinanti. Risalgono ai primi anni della colonizzazione greca in Sicilia (VIII-VII secolo a.C.) o sono testimonianze preistoriche molto più antiche? Questo resta ancora un enigma. Quel che è certo è che in epoca moderna questi edifici, restaurati e adattati a ricovero, divennero rifugio per i pastori.
Prima la dominazione araba, successivamente quella normanna e sveva, influenzarono lo sviluppo urbanistico e la cultura dei tre borghi, lasciando un’impronta indelebile nell’architettura dei centri storici e nelle usanze popolari. La dominazione spagnola portò ulteriori cambiamenti culturali e amministrativi. Testimonianze storiche e architettoniche, come chiese e palazzi nobiliari, rivelano in modo inequivocabile che questi centri ebbero un ruolo centrale in tutto il Val Demone.
Tra sacro e profano, i Borghi Terrasùli celebrano la vita in ogni sua sfaccettatura.
In occasione delle feste religiose, in paese si riversano centinaia di fedeli e curiosi. La spiritualità dei borghi raggiunge l’apice durante le feste patronali, tra le più caratteristiche e partecipate dell’isola: Floresta festeggia Sant’Anna il 26 luglio; Ucria celebra il Signore della Pietà il 14 settembre; Raccuja, Maria SS Annunziata il 21 settembre.
Ma per loro natura, i Borghi Terrasùli sono realtà a misura d’uomo, mete preservate dal flusso turistico di massa, dove la vita scorre lenta e il viaggiatore può immergersi totalmente nella dimensione incantata del borgo, godere di un contatto privilegiato con la natura e con la gente del luogo, per conoscerne a fondo usanze e tradizioni.
L’esperienza di viaggio si arricchisce con la scoperta delle antiche arti del ricamo, della lavorazione della pietra, dell’intreccio dei vimini, che rivivono ancora oggi grazie ad artigiani e appassionati locali che ne preservano la memoria.
Poi ci sono gli eventi che rivelano il volto più vivace dei borghi: la Sagra dei Maccheroni, il 13 agosto, è l’appuntamento imperdibile dell’estate raccujese; con la Sagra dei Funghi a Ucria, l’ultimo sabato di ottobre, si valorizzano i tesori del generosissimo sottobosco; “Ottobrando” è la celebre fiera enogastronomica che si svolge a Floresta tutti i sabati e le domeniche di ottobre.
L’aria di montagna rende tutto più buono e i Borghi Terrasùli vantano prodotti d’eccellenza: la Provola DOP, la Patata e l’inimitabile Suino nero dei Nebrodi, tutti presidi Slow Food.
La nocciola tonda dei Nebrodi trionfa nella produzione dolciaria insieme alle paste di mandorle e ai dolci tipici della tradizione (come le nuvolette pasquali). E ancora la ricotta, il castrato, il pane casereccio e i maccheroni (la tipica pasta fatta a mano, allungata e con il foro, dell’aristocratico timballo del Gattopardo).
Quello tra i Borghi Terrasùli è soprattutto un viaggio nei sapori, da degustare lasciando che il fascino dell’entroterra collinare avvolto dalla dolcezza del clima mediterraneo, e quello frizzante d’alta quota, ci trasporti in un etereo altrove, rifugio del cuore dal caos della città.
Un incontro tra paesaggio, gusto e convivialità, in una location panoramica selezionata all’interno dei Borghi Terrasùli, dove il giorno rallenta e la luce trasforma tutto
Immergiti nei sapori autentici dei Nebrodi con un’esperienza che profuma di casa e di storia. Un viaggio culinario tra farina, uova e mani sapienti, per imparare a preparare la pasta fresca secondo le antiche ricette della montagna.
Un giorno tra i noccioleti, partecipando alla raccolta delle nocciole e osservando da vicino le fasi del lavoro agricolo. L’esperienza continua con la visita in azienda, per scoprire il percorso completo del prodotto.
Un viaggio nei boschi dei Nebrodi, tra colori, profumi e segreti nascosti sotto il manto delle foglie. Una passeggiata guidata per imparare a riconoscere, raccogliere e conoscere il mondo dei funghi in un ambiente incontaminato e affascinante